Si parla spesso di « accompagnamento » come fosse un’unica cosa. In realtà coaching, mentoring, mediazione e tutoraggio non rispondono allo stesso bisogno. Se attraversate una difficoltà professionale, un cambiamento, una tensione relazionale o una fase di evoluzione, la scelta giusta dipende meno dalla parola che dal tipo di aiuto di cui avete realmente bisogno.
Quando una situazione diventa difficile da portare da soli, spesso si cerca « un accompagnamento » senza sapere esattamente cosa comporta. Eppure non tutti gli accompagnamenti perseguono lo stesso obiettivo.
Non avete bisogno dello stesso quadro se volete:
- chiarire una situazione;
- beneficiare dell’esperienza di qualcuno;
- uscire da un conflitto;
- imparare un mestiere o un compito preciso.
Prima di scegliere una persona, bisogna dunque scegliere il tipo di accompagnamento giusto.
Per approfondire: temi di coaching su Miraye, trovare un coach, come scegliere un coach allineato al vostro obiettivo.
Perché queste distinzioni contano
Molti malintesi nascono da una diagnosi iniziale sbagliata.
Per esempio:
- si cerca un coach quando serve soprattutto un mentor;
- si chiede coaching quando un conflitto richiede prima la mediazione;
- ci si aspetta da un tutor un lavoro sulla postura per cui non è vocato;
- si confondono sostegno, trasmissione, consiglio, apprendimento e risoluzione dei conflitti.
Distinguere meglio i formati evita scelte sbagliate, aspettative irrealistiche e accompagnamenti deludenti.
Il coaching: chiarire, prendere distanza, andare avanti diversamente
Il coaching è utile quando avete bisogno di capire meglio una situazione, chiarire le opzioni, lavorare sulla postura o superare un blocco.
Il coach non è lì soprattutto per trasmettere la sua esperienza o decidere al vostro posto. Aiuta soprattutto a far emergere i vostri punti di riferimento, le vostre soluzioni e un modo più adeguato di avanzare.
Il coaching può essere particolarmente utile se attraversate:
- un ingresso in un ruolo;
- una fase di dubbio;
- una difficoltà relazionale;
- una perdita di fiducia;
- un periodo di transizione;
- un bisogno di decisione o riposizionamento;
- questioni di leadership, comunicazione o equilibrio.
Il coaching si inscrive di solito in un quadro più formalizzato: si chiarisce un obiettivo, il lavoro si svolge su una durata definita e la posta in gioco è sviluppare autonomia e capacità d’azione.
In sintesi, il coaching spesso calza quando la domanda suona:
« Come posso capire, decidere e agire meglio in questa situazione? »
Il mentoring: beneficiare di esperienza e punti di riferimento
Il mentoring si appoggia di più alla condivisione dell’esperienza.
Il mentor aiuta trasmettendo riferimenti, insegnamenti tratti dall’esperienza, codici impliciti, modi di leggere un ambiente o attraversare certe tappe. Non è in un legame gerarchico diretto e il suo ruolo non è valutare.
Il mentoring può essere molto utile se avete bisogno:
- di capire i codici di un ambiente;
- di guadagnare tempo grazie all’esperienza di qualcuno;
- di essere guidati in una fase di evoluzione;
- di prendere distanza grazie allo sguardo di chi c’è già passato;
- di chiarire scelte grazie a una relazione di fiducia nel tempo.
Il mentoring è spesso particolarmente pertinente in ambienti professionali, imprenditoriali, associativi, universitari o in caso di cambio di livello di responsabilità.
A differenza del coaching, il mentoring non è sempre centrato su un obiettivo subito formalizzato. Si appoggia di più alla relazione, alla trasmissione, al sostegno e alla capacità del mentor di aiutare a decodificare un ambiente.
In sintesi, il mentoring spesso calza quando la domanda suona:
« Chi può aiutarmi a capire meglio questo ambiente grazie alla sua esperienza? »
La mediazione: trattare un conflitto o ristabilire una relazione
La mediazione non ha lo stesso obiettivo del coaching o del mentoring.
Diventa pertinente quando c’è conflitto, relazione deteriorata, blocco tra più parti o una situazione che non può più essere trattata solo come questione di postura individuale.
Il mediatore è un terzo. Non impone la soluzione sul merito. Il suo ruolo è aiutare le persone coinvolte a ristabilire uno scambio, chiarire le posizioni e, se possibile, ricostruire un quadro relazionale o di risoluzione.
La mediazione è spesso il formato giusto se:
- due persone non riescono più a parlarsi in modo utile;
- un conflitto si inasprisce;
- la relazione stessa è diventata il problema;
- ognuno resta sulla propria posizione;
- lo scambio diretto va sistematicamente male.
In sintesi, la mediazione spesso calza quando la domanda suona:
« Come uscire da questa situazione conflittuale senza peggiorare la relazione? »
Il tutoraggio: trasmettere un savoir-faire e far crescere le competenze
Il tutoraggio risponde a un bisogno più concreto di trasmissione.
Il tutor aiuta a imparare un mestiere, un compito, un modo di fare o un quadro di lavoro. Trasmette savoir-faire operativo e, secondo il contesto, può anche valutare.
Il tutoraggio è particolarmente utile:
- in un’integrazione;
- nell’apprendimento di un ruolo;
- per la trasmissione di un gesto professionale;
- in alternanza, formazione o onboarding;
- quando bisogna imparare a fare, non solo riflettere sulla postura.
Le competenze mirate sono spesso esplicitate in anticipo—quadro di competenze, percorso di integrazione, scheda di posto o progetto formativo. Il tutoraggio si inscrive anche, il più delle volte, in una durata predeterminata.
In sintesi, il tutoraggio spesso calza quando la domanda suona:
« Chi può insegnarmi concretamente a svolgere bene questo lavoro? »
Come sapere cosa vi serve davvero?
Ecco un riferimento semplice.
Avete soprattutto bisogno di chiarire, prendere distanza, lavorare sulla postura
→ Coaching
Avete soprattutto bisogno di esperienza, trasmissione, codici, consigli fondati su una pratica vissuta
→ Mentoring
Avete soprattutto bisogno di uscire da un conflitto o ristabilire una relazione
→ Mediazione
Avete soprattutto bisogno di imparare un mestiere, un compito o un quadro operativo
→ Tutoraggio
E in azienda?
Nelle organizzazioni questi formati possono coesistere.
Si può avere:
- un coach interno o esterno per postura, decisione, distanza;
- un programma di mentoring per trasmissione ed evoluzione;
- un tutor per integrazione o apprendimento del ruolo;
- un mediatore quando una relazione si blocca seriamente.
Il problema non è scegliere « il miglior accompagnamento » in assoluto.
Il vero tema è scegliere il giusto accompagnamento per il giusto bisogno.
Gli errori più frequenti
1. Cercare una sola risposta a tutti i problemi
Alcune situazioni richiedono più formati in momenti diversi.
Per esempio:
- un manager può aver bisogno di un mentor per certi codici, poi di un coach per la postura;
- un team può aver bisogno di mediazione prima che il coaching torni utile;
- un nuovo collaboratore può aver bisogno di un tutor per il ruolo, poi di coaching per trovare il suo posto.
2. Scegliere in base alla parola di moda
Molte persone chiedono « un coach » mentre cercano in realtà:
- consiglio;
- trasmissione;
- uscita da conflitto;
- o apprendimento di mestiere.
La buona scelta inizia da una buona definizione del bisogno.
3. Aspettarsi dal formato sbagliato ciò che non deve dare
Un mentor non è lì per mediare.
Un tutor non è lì per una crisi di posizionamento.
Un coach non è lì per insegnare un gesto tecnico di mestiere.
Un mediatore non è lì per decidere al posto delle parti.
In sintesi
Coaching, mentoring, mediazione e tutoraggio sono quattro forme utili di accompagnamento, ma non rispondono alla stessa domanda.
- Il coaching aiuta a chiarire, decidere e aggiustare la postura.
- Il mentoring aiuta a progredire grazie alla condivisione dell’esperienza.
- La mediazione aiuta a trattare un conflitto o ristabilire una relazione.
- Il tutoraggio aiuta a imparare un mestiere o un savoir-faire concreto.
La domanda giusta non è: « Quale accompagnamento è il migliore? »
È piuttosto: « Di che tipo di aiuto ho realmente bisogno, qui e ora? »
Cercate un accompagnamento adatto alla vostra situazione?
Su Miraye potete confrontare i coach per specialità, approccio, lingue, formati e disponibilità.